LA LEGGE NON E' ANCORA UGUALE PER TUTTI

LA GIUSTIZIA E' AMMINISTRATA IN NOME DEL POPOLO

   

Procedimento penale n. 753/02 - Udienza del 21 Dicembre 2007...... Dr. IGNAZZITTO.... Giudice, Dr. ssa ..... Pubblico Ministero (onorario =avvocato) LOTTA .......Ass. d'Udienza,D'Agata Simona .....Ausiliario Tecnico..... PROCEDIMENTO A CARICO DI BAELI ROSARIO...... A questo punto il Giudice dà la parola all'imputato (accusato) Baeli Rosario che l'ha chiesta perchè intende rendere spontanee dichiarazioni..... -DICH. - Signor Presidente e Signori della Corte, scusatemi ma devo parlare seduto perchè ho avuto un gravissimo incidente stradale, mi ha investito un tir davanti al mio studio in Via La Farina il primo giorno che hanno aperto la Via La Farina ai Tir. Il primo giorno dei tir... Signor Presidente, io mi occupo di editoria, faccio cartografia in questa città da venti anni. Questo procedimento riguarda quattro Avvocati credo, incluso il signore qui accanto a noi... -G. Chi è il signore accanto a noi?... -DIcH. Il Signor Trischitta:... -G. Però in quest'aula è L'Avvocato Trischitta... -DICH: Avvocato Trischitta, perdono... -G. Prego.. -DICH. Per questo motivo chiedo formalmente che in quest'aula siano collocate le targhe... prescritte dalla Costituzione italiana che riguardano il processo, il rito del processo... In particolare devo specificare alcune cose molto gravi che sono presenti in aula... Non riesco a parlare perchè mi da fastidio la sedia... -G. Quindichiede" La legge è amministrata in nome del Popolo" credo che ci sia... -DICH.NO un attimo Presidente... -G. _ Per capire quali sono le...(richieste)... -DICH. Cominciamo con questo simbolo che lei ha alle sue spalle sulla sinistra... -Questo simbolo che Lei ha dietro alle spale è un ascia con una faretra piena di vergheche rappresenta il simbolo della pena di morte. Come lei sa, nell'antichità i Giudici potevano avere due tipi di poteri: fustigare gli incolpati e dare la pena di morte. Quando c'era anche l'ascia bipenne, questa è l'ascia bipenne dell'impero romano, potevano anche uccidere con la decapitazione gli incolpati. Quindi siamo in presenza in aula di un simbolo della pena di morte che non è prevista dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica. Questa ascia è sovrapposta ad una bilancia inclinata a destra che non è il simbolo della Giustizia equilibrata ma è il simbolo della giustizia inclinata verso la destra, cioè verso l'ascia che è il simbolo della dittatura fascista. Quindi questo simbolo significa che la giustizia è sottomessa alla dittatura... Quindi chiedo che sia coperto questo simbolo... -G. Va bene... -DICH. - Chiedo che siqano tolte da quest'aula le frasi che invocano la giustizia divina... Di fronte a lei , Signr Giudice "Dio vuole il giusto". Questa frase non ha niente a che vedere con il Codice di Procedura Penale, non ha niente a che vedere neanche con le frasi latine che si usano mettere nei tribunali. Dietro le sue spalle c'è un altro simbolo della tortura, che è la croce, il Crocifisso. Questo simbolo è stato usato in questa aula a scopi religiosi. La mia critica è nei confronti di uno strumento di morte che serve a dare la morte ad un incolpato. Quindi è uno strumento di tortura. Siccome la tortura non è prevista dalle leggi della Repubblica e della Costituzione italiana, chiedo che sia tolto da quest'aula. Devo sottolineare , purtroppo mi dispiace, ma lo devo dire, che nel 131 a.C. in questa Città (Messina) furono messi in croce ottomila cittadini inermi, quindi questo simbolo è il simbolo della tortura e della morte per tortura cento anni prima dell'avvento del Cristianesimo... -G. Su questo punto è stato chiarissimo . Per questo le dicevo che doveva essere tutto pertinente:... -DICH. Ho perso il filo: Comunque aggiungo solamente che questo è un simbolo della tortura, si ricollega a quel discorso, e che quindi proprio in questa città ottomila persone sono state solo incolpate e sono state crocifisse. Quindi è un simbolo della tortura e dell'omicidio, della pena di morte che non è prevista... Stessa cosa, in quello stesso anno fu fatto (a Enna) ove ventimila persone civili... -G. Signor Baeli, sulla.... -DICH. Furono messe in croce... -G. Aspetti. Sulle sue richieste di eliminazione senz'altro adesso le metteremo a verbale, tutto il resto però dobbiamo andare oltre... -DICH. Va bene. Dottore, completo con questa targa che è stata messa qui, che avete voi di fronte, "La giustizia è amministrata in nome del Popolo. I Giudici sono soggetti soltanto alle legge. Art. 101 della Costituzione" Secondo quanto è previsto dalle circolari del Ministero questa frase dovrebbe essere limitata a " La giustizia è amministrata in nome del Popolo"... Questa richiesta (di mettere le targhe) l'ho fatta io il 10 febbraio del 2005 ed è stata messa questa targa. Però è stato messo l'articolo 101, non è stata messa la frase che si dovrebbe mettere. Manca ancora, in quest'aula, l'altra frase prevista dalle leggi e dalle circolari del Ministero che dice "La legge è uguale per tutti" e sottolineo questa frase perchè in quest'aula abbiamo degli avvocati controparte. Quindi chiedo espressamente che "questa targa deve essere messa in quest'aula". Vorrei aggiungere che siccome il Procuratore ha dato disposizione di scrivere tutto l'articolo 101 della Costituzione, io faccio richiesta formale che nelle aula del Tribunale di Messina sia riprodotto tutto l'articolo 3 della Costituzione, e cioè tutti i cittadini hanno..."... -G. No, questo non glielo consento. Mi dica l'articolo 3, certamente lo conosciamo tutti:... -DICH. Perfetto allora chiedo che sia riprodotto l'intero articolo 3... -G. Perfetto. Ha Finito?... -DICH. No, devo aggiungere delle cose. A tal proposito devo aggiungere che il 18 febbraio 2005 presso il Parlamento della Repubblica Camera dei Deputati, ad interrogazione... a risposta (scritta) del Deputato Russo Spena al Ministro della Giustizia ed al Ministro dell'Interno si chiede "L'edificio del Tribunale di Messina presenta ancora molti simboli della dittatura fascista nell'aula in cui si amministra la Giustizia..."... -G. Questo no. Se sono dichiarazioni spontanee sue , lei ha diritto di farle.... Quello che un Deputato , un onorevole della Repubblica può avere detto non è cosa che può entrare tramite le sue spontaneee dichiarazioni... . -DICH. Va bene allora lo posso allegare agli atti ?... G. Certo. Le dico sin da ora che la croce resterà in quest'aula e che certamente non fa riferimento ad alcun simbolo di tortura. Per tutto il resto dispongo trasmettersi gliatti al Procuratore Generale ed al Presidente della Corte d'Appello. Viene indicato come simbolo della Cristianità. Come lei sa ci sono tante pronunce in tal senso, e quindi.... -DICh. Io non lo contesto come simbolo della Cristianità. Io lo contesto come strumento di tortura ed ho anche detto perchè. Cento anni prima del Cristianesimo era.... (strumento di morte)... -G. _ E io le ho detto che in quest'aula non rappresenta qual si voglia tortura, ma rappresenta solo ed esclusivamente il simbolo della Cristianità. E che piaccia o meno, perchè ognuno ha la sua sensibilità e ci mancherebbe altro, è prevista la possibilità che il Crocifisso, simbolo della cristianità resti nell'aula. Però fatta questa precisazione il giudice dispone..... Precisiamo che il Baeli con riferimento alla croce ne richiede la rimozione come simbolo della tortura e non come simbolo della cristianità... Il presente verbale è composto da totale caratteri 7.896... Il presente verbale è stato redatto a cura di New Stenotype Srl... L'ausiliario tecnico: D'Agata Simona... -------- TRIBUNALE DI MESSINA Giudice MONOCRATICO VERBALE DI UDIENZA Art. 567, 480 e segg. c.p.p.)------- . 2007.. mese .. DICEMBRE .. giorno .. VENTUNO .. alle ore .. 12,10 ---davanti al IL GIUDICE Dott. Walter Ignazzitto AULA F--- con l'assistenza del .. CANCELLIERE B3 .. Luciano Liotta espressamente autorizzato, si avvale dell'ausiliario Signora D'Agata Simona... della fonoriproduzione ... che inizia alle ore 12,25 e termina alle 12,30... per la trattazione ... in pubblica udienza del processo .. n. 753/05 RGI.. nei confronti di ... BAELI ROSARIO... sono presenti il Pubblico Ministero Dr.ssa NAPOLI G.O. (avvocato,giudice onorario) imputato BAELI ROSARIO libero presente ..... assistito e difeso da avv Bongiorno Antonio di fiducia, presente Sono presenti ai fini della pratica forense la dott.ssa Selene Arcidiacono e la dottoressa Speranza Emanuela (studio Bongiorno)..... sono altresì presenti le seguenti parti ...Restuccia Rita (PO) presente assistita da Trischitta Giuseppe Presente..... testimoni tutti assenti..... uno per la Restuccia.... quattro per il Baeli..... -----IL giudice da atto che è stata depositata in cancelleria richiesta a firma di Baeli Rosario in ordine al trasferimento in altra sede del presente procedimento, il Baeli insiste sulla richiesta ..la difesa di parte civile si oppongono... ----- Il Giudice: rilevato che l'istanza va qualificata quale richiesta di rimessione ai sensi dell'art 45 cpp dispone trasmettere l'istanza e copia degli atti alla Corte Suprema di Cassazione ai sensi dell'art.46 cpp... A questo punto l'avvocato Trischitta dichiara che essendo Baeli Rosario persona propensa a denunciare i difensori ed avendolo denunciato in altra circostanza chiede che l'imputato attualmente seduto accanto al proprio difensore non sieda nel tavolo riservato ai difensori ma in un altro posto. ----- Il Giudice: Rilevato che è diritto dell'imputato stare accanto al proprio difensore rigetta la richiesta dell'avv. Trischitta... ----- Il Giudice: In ordine alla richiesta di riprendere con telecamera l'odierno procedimento non ravvisando i presupposti di cui all'art 147, disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, rigetta la richiesta stessa e dispone procedere oltre... a questo punto l'avvocato Bongiorno per conto dell'imputato richiede che l'ufficio di pubblico ministero nell'ambito del procedimento sia svolto da un magfistrato togato atteso che la persona offesa è un avvocato, l'imputato Baeli chiede a questo punto di rendere spontanee dichiarazioni come da trascrizione (allegata).... L'imputato chiede che vengano rimossi dall'aula tutti i simboli che rievocano la tortura, la pena di morte,ed il regime fascista,rimosse le scritte che richiamano la volontà divina e la monarchia, chiede altresì che venga apposta la targa con l'indicazione "LA LEGGE E'UGUALE PER TUTTI".... ed altra riportante l'art. 3 della Costituzione.... -----Il P.M. nulla osserva... La difesa di parte civile si rimette al giudice... Il Baeli in riferimento alla croce richiede la rimozione come simbolo della tortura e non come simbolo della cristianità ----- Il Giudice: fa presente che la croce si trova in quest'aula esclusivamente come legittimo simbolo della cristianità L'avvocato Trischitta rileva che il crocifisso a cui ha fatto riferimento il Baeli non è simbolo di tortura ma simbolo di cristianità e chiede verificarsi la sussistenza del reato di cui all'art. 404 c.p. ----- Il Giudice: Dispone trasmettersi copia del presente verbale in ordine alle richieste dell'avv. Trischitta alla Procura della Repubblica e per quanto richiesto dal Baeli al Presidente della Corte d'Appello, al Presidente del Tribunale ed al Procuratore Generale della Repubblica tutte le parti concordano che l'apertura del dibattimento si effettui alla prossima udienza ----- Il Giudice: rinvia l'udienza all'8 febbraio 2008 aula F ore 9,30 L'imputato chiede di produrre copia dell'interrogazione a risposta scritta ------ Il Giudice: acconsente (verbale udienza) chiuso alle ore 12,35 ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ ---Il rinvio a giudizio per Baeli è scaturito da una denuncia di Giuseppe Trischitta che con 4 colleghi (anonimi) aveva partecipato ad una udienza civile nella quale il Baeli chiedeva il pagamento di una fattura (lire unmilione circa) che risaliva al 1997, il Trischitta improvvisamente cominciava a urlare dicendo che il Baeli aveva offeso un collega presente. ---Baeli Rosario è un editore di carte geografiche per il turismo dal 1987. E' stato più volte candidato nelle liste elettorali del Comune di Messina con i Verdi ma sempre da Indipendente. -Giuseppe Trischitta era il capogruppo di Alleanza Nazionale nel disciolto Consiglio Comunale di Messina (primo dei non eletti subentrato ad altro consigliere trasferito) ha presentato (nel processo Buzzanca)un intervento in aiuto all'ex sindaco Giuseppe Buzzanca (AN) dichiarato decaduto per una condanna relativa all'uso personale (viaggio di nozze) dell'auto blu. ---E' la terza volta che Baeli Rosario contesta i simboli ed il significato dei bassorilievi esposti nelle aule del Tribunale di Messina. ---La prima volta il 10.2.2005 durante una causa contro due avvocati (questioni di condominio di un vicino con 7 avvocati inquilini). Aula F, piano terra. Alla contestazione dei simboli nei bassorilievi e delle scritte non previste dal codice....Il P.M: chiese la "perizia psichiatrica" Il P.M. era un avvocato Giudice Onorario (contrariamente all'art. 111 della Costituzione che prevede che il giudice sia terzo tra le parti, cioè non può essere collega di una delle parti) Il P.M. onorario fu sostituito dal Capo dei P.M. con un giudice togato. Il Baeli ovviamente non si presentò dal perito... ---Seguì il 18 febbraio 2005 l'iterrogazione parlamentare presso la Camera dei Deputati a Roma al Ministro di Giustizia e degli Interni sui simboli nel Tribunale di Messina... ---La seconda volta, 17 dicembre 2007, nell'aula b della Corte d'Appello la Corte ha preso atto delle contestazioni ed il P.M. (procuratore generale) dichiarandosi sorpreso aveva comunque condiviso le giuste richieste del Baeli). Il Baeli contestava anche un grande crocifisso posto sul banco del giudice come simbolo della tortura non previsto dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica... ---La terza volta il 21 dicembre 2007 (sempre aula F Tribunale di Messina) Il Giudice monocratico ha inviato le richieste del Baeli al Presidente del Tribunale, al presidente della Corte d'Appello ed al Procuratore Generale della Repubblica Italiana presso il Tribunale di Messina... http://www.messinacity.com/News/Archivio/2005/2005-12-Fascio%20Littorio.html ---Il riferimento storico (8.000 siciliani crocifissi a Messina nel 131 a.C.) è tratto da Paolo Orosio (Le storie contro i pagani - IV secolo d.C.) .... ---Prossima udienza - 8 febbraio 2008, aula F, ore 9,30 - Tribunale di Messina... ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ Il 22 dicembre nell'aula F del Tribunale di Messina c'è un' altra udienza della causa tra due avvocati ed un editore (per questioni di condominio). Durante le precedenti udienze l'editore aveva esposto la richiesta al giudice di COPRIRE i simboli della dittatura della giustizia squilibrata, le frasi che invocavano la "giustizia divina" e che fossero ESPOSTE le targhe (che ci sono in tutti i Tribunali) che recitano: LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI; LA GIUSTIZIA SI AMMINISTRA IN NOME DEL POPOLO.

La seconda scritta è stata collocata nelle aule (A,B,C,D,E,F quelle del

1932) nei primi giorni di novembre 2005, sotto la cattedra del giudice (plastica bronzea sul legno del frontale) per il resto tutto uguale.

IL P.M., che aveva chiesto la PERIZIA PSICHIATRICA è stato sostituito dal capo dei P.M.

Il 12 gennaio 2006, in Corte di Cassazione, a Roma, sarà trattata la sua (del P.M.) richiesta abnorme per il cittadino che aveva solo esposto una richiesta prevista dalla Costituzione e sancita da una apposita legge.

Il giudice onorario (avvocato) rifiuta ancora di dimettersi, per l'articolo 111 della Costituzione non può presiedere in tribunale, perchè " NON E' TERZO TRA LE PARTI" essendo collega (avvocato giudice onorario e non giudice togato)di una delle parti, che sono appunto due avvocati.

Da quel 10 Febbraio il cittadino che ha chiesto di coprire i simboli, non e' piu rientrato in aula pur essendo presente, rimane fuori dalla porta dell'aula F del Tribunale di Messina.

Una targa è stata collocata ma ancora LA LEGGE NON E' UGUALE PER TUTTI

   

Articoli sono usciti sulla Gazzetta del Sud e su L'altro Giornale,

interviste a Russo Spena che ha proposto l'interrogazione parlamentare

su questo incredibile caso.

I simboli presenti nelle aule dei Tribunali , nelle scuole ed in molti

uffici pubblici NON SONO PREVISTI DALLA COSTITUZIONE ITALIANA

invece risalgono alla monarchia ed alla dittatura fascista.

Il decreto regio del 1924 prevedeva il crocifisso, la bandiera dei savoia,

il ritratto del re (e poi quello di Mussolini con il suo fascio).

In questi giorni diversi casi ormai hanno sollevato la questione

dell'imparzialità negli uffici pubblici, prevista

dall'articolo n. 7 della Costituzione Repubblicana.

Ci vediamo tutti all'aula F del Tribunale di Messina, giorno 22 dicembre,

entrando nel Tribunale dall'ingresso principale,

subito a sinistra, nel salone centrale, accanto al bar.

Gli ar ticoli sono tratti da La Repubblica del 13 dicembre

dal giornale l'Altro Giornale edito da Affari e dalla Gazzetta del Sud

 

   

   

   

 

AULA F DEL TRIBUNALE DI MESSINA (la prima entrando nell'atrio accanto al bar)

 

Si è tenuta oggi (22 settembre) un'altra udienza relativa alla causa nel corso della quale, precedentemente (10 febbraio 2005), il ricorrente aveva chiesto che fossero coperti alla vista i simboli che si trovano sul muro dietro le spalle dei giudici, in particolare il simbolo della PENA DI MORTE sovrapposto ad una bilancia chiaramente inclinata a destra.

Quel giorno il Pubblico Ministero (onorario),  per tutta risposta, chiese  incredibilimente (con atto abnorme) al giudice la perizia psichiatrica per il richiedente, il giudice (onorario) nominò subito un perito a spese del ricorrente, alla quale perizia però non si sottopose.

Il ricorrente aveva chiesto al giudice , attraverso il proprio avvocato, di astenersi dal giudizio per incompatibilità essendo un avvocato giudice onorario collega di una delle parti in causa anch'essi avvocati. Anche il PM, che proprio in quella udienza si conosceva, era avvocato Pubblico Ministero onorario e per questi casi vale l'articolo 111 della Costituzione italiana che dice che in un giudizio il giudice deve essere terzo, cioè non può essere collega di una delle parti. In questo caso sia il giudice che il PM erano colleghi di una parte che sono anche avvocati nello stesso Tribunale. La causa verte su una questione condominiale tra uno studio di 7 avvocati, 2 dei quali rappresentano la parte in causa, contro il titolare di uno uno studio editoriale. E stato presentato immediatamente un ricorso in Cassazione a Roma contro l'iniziativa abnorme del PM.

Il Capo dei PM del Tribunale di Messina, informato dei fatti accaduti nell' aula F, HA SOSTITUITO IL PM.

La questione sui simboli della pena di morte nel Tribunale di Messina è stata trattata,  la settimana seguente, nell'Aula del Parlamento Ialiano con l'interrogazione presentata dal deputato Giovanni Russo Spena al Ministro di Giustizia ed al Ministro dell'Interno, nella quale si legge tra le altre cose: "se il governo non ritenga di dover intervenire per restituire ai luoghi una dignità repubblicana e costituzionale".

 

Il testo si trova anche su internet all'indirizzo:

http://www.camera.it/chiosco.asp?position=Deputati\La%20Scheda%20Personale&cp=1&content=deputati/Composizione/01.camera/nuovacomposizione/framedeputato.asp?Deputato=0d30500

 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA  Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13099
presentata da GIOVANNI RUSSO SPENA

lunedì 21 febbraio 2005 nella seduta n.589

 

 

RUSSO SPENA                Al Ministro della giustizia

 

                           Al Ministro dell'Interno

 

Per sapere - premesso che:

 

          l'edificio del Tribunale di Messina presenta ancora molti simboli

della dittatura fascista. Nell'Aula in cui si amministra la giustizia, alle

spalle dei giudici, addirittura sono ancora presenti simboli raffiguranti il

fascio littorio, che allude alla possibilità di comminare, da parte del

giudice, la pena di morte;

 

          nelle aule, invece, non sono esposti i cartelli e le scritte

previste dalla Costituzione italiana e dall'ordinamento repubblicano che

ricordano che la legge è uguale per tutti e che la giustizia viene

amministrata in nome del popolo -:

 

          se il Governo non ritenga di dover intervenire per restituire ai

luoghi una dignità repubblicana e costituzionale. I simboli sono, infatti,

importanti per la dignità collettiva ed il senso comune. Essi non possono in

alcun modo offendere valori ed ideali delle cittadine e di cittadini;

devono, quindi, attenersi, per la stessa esposizione al pubblico, al dettato

della Costituzione.

 

28) 4-13099 RUSSO SPENA GIOVANNI
Presentato il 21/02/2005
Stato dell'Interpellanza : IN CORSO (DI RISPOSTA DA PARTE DEI MINISTRI RICEVENTI)

All'udienza di oggi 22 settembre si è presentato un nuovo avvocato per l'editore che ha chiesto un rinvio per poter studiare il caso. Il rinvio non è stato concesso, ed il Giudice (onorario) con il nuovo PM (togato) ha proseguito l'udienza per trattare il caso. Il nuovo avvocato ha formulato una serie di eccezioni formali preliminari, tutte respinte  dal giudice (onorario) che ha proseguito con l'interrogatorio dei pochi testimoni presenti. Tra le altre cose il nuovo avvocato aveva ripetuto la richiesta, fatta sin dalla prima udienza da parte di un Giornale, di poter riprendere l'udienza con una videocamera. Il Giudice (onorario) ha respinto la richiesta.

L'avvocato dell'editore si è riservato di chiedere l'annullamento dell'udienza.

L'editore, dal giorno in cui ha chiesto che fossero coperti i simboli della pena di morte dietro il giudice, pur essendo presente, per sua scelta personale, non è più entrato in aula rimanendo fuori dalla porta nell'atrio del Tribunale, questo limita enormemente il suo diritto di difesa perchè non può consultarsi con il proprio avvocato proprio mentre vengono interrogati i testimoni. Se non saranno coperti questi simboli offensivi e incostituzionali l'editore non rientrerà in aula.

Il giudice (onorario, Catia Bagnato) non si è dimesso, continua a proseguire un giudizio in chiaro contrasto con quanto previsto  dalla Costituzione della Repubblica Italiana in un aula priva della scritta "LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI" e dove si espone il simbolo della PENA DI MORTE (la faretra con l'ascia del boia) e della giustizia che si inchina ai prepotenti (la bilancia inclinata dal lato dell'ascia).

L'udienza è stata rinviata al 22 dicembre 2005.                          Rosario Baeli   Multigraf Editrice

 

 

           A 57 anni dalla Costituzione della democratica Repubblica Italiana

           Al Tribunale di Messina

           La LEGGE non E’ ancora UGUALE PER TUTTI

 

Il 10 febbraio 2005 un cittadino, durante un procedimento celebrato nell’ aula F del Tribunale di Messina,  ha chiesto che fossero coperti i simboli della pena di morte, della dittatura fascista ancora esposti in aula ( cioè il fascio littorio ) e invece collocare, come in ogni Tribunale, le scritte previste dall’art. 111 della Costituzione, tra cui il monito: LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI.

 

Poco prima, il suo avvocato aveva chiesto al giudice (avvocato giudice onorario) di astenersi dal proseguire il giudizio perché incompatibile per l’articolo 111 della Costituzione secondo cui il giudice deve essere terzo ( cioè equidistante fra le parti in causa ) e non può, quindi, essere collega di una delle parti. In quel processo una delle parti era costituita  proprio da due avvocati iscritti, come pure il giudice avvocato onorario, nell’albo degli avvocati di Messina .

Anche il P.M. era un avvocato, magistrato onorario.

Non solo i due avvocati magistrati onorari non si sono astenuti, ma hanno disposto la perizia psichiatrica, nominando subito un perito “PER ACCERTARE ANCHE LA PERICOLOSITA’ SOCIALE” del cittadino .

  

Contro il provvedimento abnorme del P.M.onorario - avvocato e del giudice onorario - avvocato, è stato inoltrato ricorso in Cassazione; la questione sarà trattata a Roma nel gennaio 2006.

 

La settimana dopo, alla Camera dei Deputati della Repubblica Italiana il Deputato Russo Spena, cui il fatto era stato denunciato, ha presentato una INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA al Ministro della Giustizia ed al Ministro dell’Interno per sapere, tra le altre cose :…se il Governo non ritenga di dover intervenire per restituire ai luoghi (Tribunale di Messina) una dignità repubblicana e costituzionale, esponendo le scritte previste dalla Costituzione ed eliminando i simboli fascisti.

 

Nel frattempo il Procuratore Capo della Repubblica Italiana presso il Tribunale di Messina ha sostituito il P.M. avvocato magistrato onorario con un P.M. togato.

 

Il giudice, invece, dopo tre udienze rifiuta ancora di astenersi come richiestogli a sensi dell’art. 111 della Costituzione Repubblicana.

 

Nel corso del giudizio è stato casualmente scoperto che il giudice era collega di studio di un avvocato che ha diverse cause contro questo stesso cittadino, anche per questo motivo gli è stato chiesto di astenersi, ma ancora una volta inutilmente.

 

Frattanto dai primi giorni di novembre 2005, nelle aule penali del Tribunale di Messina, dopo 57 anni dalla Costituzione Repubblicana, in considerazione delle domande del cittadino il quale, evidentemente, non aveva avanzato nessuna folle richiesta, sono state collocate le scritte di cui all’art. 111 Cost.: LA GIUSTIZIA SI AMMINISTRA IN NOME DEL POPOLO,

I GIUDICI SONO SOGGETTI SOLO ALLA LEGGI.  Manca ancora la scritta :

LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI.

 

Messina Sicilia   19 Dicembre 2005                     Rosario Baeli